Edizione molto carina, ma contenuto insomma, un po'...sciapo.
(Oscar mondadori, pubblicazione di quest'anno, in sconto fino al 19 Aprile col 30%, consiglio vivamente di approfittarne perchè 9,00€ sono un prezzo davvero esagerato, come tutti i nuovi prezzi della mondadori...)
Gaiman scrive nell'introduzione una cosa molto vera(e molto saggia, per pararsi un po' il didietro): un libro di racconti ha un lato positivo:, non sei tenuto ad apprezzarli tutti. Se c'è ne uno che non ti piace, subito ne troverai uno che ti andrà bene.
Vero e falso allo stesso tempo. Alla fine, se su una raccolta di 10 racconti, ne apprezzi davvero tre o quattro, è normale che nel complesso, l'opera ti rimane frammentaria, non ti appaga completamente. Si sa che il racconto di per se non è un genere amato da tutti e risulta più "difficile" apprezzarlo, rispetto ad un romanzo che offre più spunti, più immaginazione e più ampio respiro ad una storia. Però c'è da dire che anche i racconti potrebbero avere questo potenziale, essere incisivi e rimanere nel cuore né più né meno come un romanzo, quando colpiscono davvero la fantasia del lettore o i suoi sentimenti.
Purtroppo i racconti di Gaiman non mi hanno dato nessuna di queste emozioni. Magari un sorriso ogni tanto, una risata al pensiero di Galad che cerca il graal bussando alla porta di una vecchietta inglese che se lo è accaparrato ad un negozio di antiquariato XD
Rimane un po' di perplessità alla fine dei racconti, raramente ti viene da dire: CHE FORTE, fammelo rileggere!, come spesso mi è accaduto per alcuni racconti di, vediamo, Lansdale o Bukowski(che di fantasy peraltro non hanno nulla).
Quelli che mi sono rimasti un po' in testa sono stati il primo, "il cimitero senza lapidi", che se non sbaglio è l'incipit di un libro che sta scrivendo in questo periodo, o che deve comunque pubblicare; poi "ottobre sulla sedia", il quale mi è risultato oscuro di significato, ma mi ha fatto venire davvero un brivido, non saprei bene perchè, ma a livello inconscio mi ha comunicato qualcosa, sicuramente qualcosa di tetro. Disgustoso "avius Soleus", divertente "cavalleria", strambo forte ma simpatico "come parlare alle ragazze ad una festa"
Se avessi letto questo libro all'età in cui mi è stato regalato, probabilmente non lo avrei apprezzato come adesso.
Christian e Steven ereditano dal padre una strana passione per il bosco che circonda la loro casa nella brughiera inglese. In effetti questo bosco con i suoi misteri allontanò il padre dalla loro famiglia quando erano ragazzi, poichè tramite il diario del padre stesso, scoprono i misteri dei mitago, esseri generati dalla mente degli uomini e dalle reminiscenze culturali che ciascuno di noi si porta dietro nella vita. Quindi nel bosco si potrebbe incontrare un archetipo di Robin Hood o di un Artù, o addirittura esseri preistorici, risalenti all'era glaciale. Più ci si addentra nel bosco di Rhyope, più si torna indieto nel tempo e ci si fonde con il passato dell'umanità.
In più, si intreccia alla vita di Steven, quella di Guiwenneth, una ragazza celtica, protagonista di un mito senza tempo, la quale innamorandosi, da vita alla leggenda della foresta, portando la guerra tra i due fratelli.
C'è davvero di tutto in questo libro: amore, passione, elemento fantastico, razionalità e impossibile, leggende e umanità, collaborazione, amicizia e rivalità.
Lo stile è scorrevolissimo e molto intimo, si passa dalle pagine disordinate del diaro del padre, alle riflessioni di Steven su Guiwenneth e l'amore accecante che lo copisce, come colpì suo padre quando creò a suo temo il mitago della ragazza.
Bellissimo il finale, mi sono commossa, sentivo quasi di essere anche io parte del mito.
Leggetelo, merita davvero!
Come già detto, questo volume è conclusivo, separato e leggibile a prescindere dagli altri volumi previsti e scritti da Holdstock. La saga continua con: Lavondyss, la regione sconosciuta, il tempio verde.